Viaggio nell’Iran che cambia

Iran deserto“L’Iran mi ricorda l’Islanda”…così avevo iniziato a scrivere quando ero ancora in viaggio “ma dai, è assurdo!” e mi ero bloccata. Eppure ancora adesso – a due mesi da quel viaggio – l’Iran mi ricorda l’Islanda.

Là, in Islanda, c’era tanta acqua, qui il deserto, là percorrevo il piatto Ring per km e km di nulla verdeggiante, qui ho attraversato la colorata valle montuosa dell’Aras e i 350 km di strada rettilinea nel deserto più brullo eppure…eppure sì, ogni giorno l’Iran mi ha riportato all’Islanda, forse perché anche qui ogni giorno potevo vivere un paesaggio diverso e un’emozione nuova.

Quando, in Iran, ci inoltriamo nel deserto del Kaluth con le montagne di sabbia compressa scolpite dal vento, ho ripensato a Jokursalon, il lago con gli iceberg galleggianti anche d’estate. Il caso ha voluto che io abbia visitato entrambi i posti al tramonto, solo io e i miei compagni di viaggio, con il paesaggio intorno a noi in continuo cambiamento, tinto di bianco azzurro il lago e di rosso mattone il deserto, irreale: non ero lì, nulla era vero, erano altre dimensioni, silenziose e rarefatte.Iran Shiraz

L’Iran del sud è un deserto torrido, che spacca la terra e, nella mia condizione di turista, mi domando perché gli Iraniani amino tanto il clima umido di Masuleh, perché i giovani scelgano di fare trekking sotto la pioggia. Poi arrivo a Esfahan, il cui grande fiume è in secca da tre anni, e capisco che l’acqua per loro è davvero una benedizione. Di Dio, diremmo noi. Di Allah, dicono loro. Già, perché l’Iran è una repubblica islamica e non puoi dimenticarlo, mentre indossi maniche lunghe e una sciarpa per coprire i capelli.

Iran carmenArrivi preparato a vedere i Guardiani della Rivoluzione e gente diffidente, invece incontri persone che ti sorridono, ti chiedono di dove sei (ah, Italy!!), ti danno il benvenuto nel loro Paese e si offrono di mostrarti le loro città. I giovani parlano l’inglese ma uno degli incontri più veri è con una famiglia del nord che parla solo il Farsi e, tra sguardi curiosi da loro a noi  (il gruppo folkloristico italiano) e viceversa – finisce a foto e sorrisi e invito a cena per il giorno dopo, che purtroppo per logistiche di viaggio dobbiamo rifiutare. Accettiamo invece con entusiasmo di cenare a Kerman con un giovane conosciuto in aereo (che aveva vissuto tre anni a Pavia, la mia città!)  e la sua famiglia: cena al ristorante e poi “sai se fanno l’espresso?”. No, niente espresso ma conoscono un posto lì vicino. E così gli Iraniani accolgono 10 sconosciuti Italiani a casa loro, offrendo melograni, tè, caffè e biscotti ripieni alla marmellata di datteri. Buonissimi. Alla fine della serata, ci regalano una scatola con 30 di questi biscotti, scusandosi perché l’avevano aperta per offrirceli con il tè!Iran castello

E in quel momento non capisci perché a noi in occidente arrivi solo l’immagine di un Iran fatto di repressione e fanatismo. Invece no, lo capisci, perché lungo le rive di quel lago sperduto hai visto cartelloni che ammoniscono contro la tv americana che è una droga che ti entra nel cervello, cartelloni che ti invitano a non cedere il tuo Corano in cambio della tv di Israele e degli Stati Uniti. E ricordi la visita a Qom, la città di Khomeini, dove lo sguardo si fa più intransigente. Lo so, lo sappiamo bene che il giorno in cui lasciamo Teheran, in quella stessa città viene giustiziata Reyhaneh Jabbari, la ragazza che uccise il suo stupratore. E questo – dopo il viaggio in Iran – mi fa ancora più male perché per me l’Iran è anche la signora anziana che non parla inglese ma che ride e scherza con noi e ci fa capire che quella è la Moschea e ci invita a prendere un tè a casa sua. Ma noi non possiamo perché il taxi ci aspetta per andare all’aeroporto dove imbarcheremo i nostri bagagli e i nostri ricordi.

Iran gruppoHo attraversato una terra variegata nel clima e nei colori, con le montagne antiche (se in Islanda saltellavo tra la placca nordamericana e quella euroasiatica, qui conto le ere geologiche nelle striature delle montagne), le Moschee colorate e i castelli centenari fatti di sabbia,  fieno e ombre, con i decori delle case storiche di Kashan e con il sorriso e l’ospitalità della sua gente. Perché l’Iran mi ricorda sì l’Islanda ma –al contrario di quell’isola scarsamente popolata- visitare l’Iran è vivere l’incontro con le persone. Persone che hanno voglia di cambiamento: lo percepisci da quei veli portati sempre più indietro e da quei ragazzi che si tengono per mano.

 

 

 

CarmenQuesto post è un gentile contributo di Carmen, inviata speciale di from9to9. Informatica anomala con laurea in psicologia, le  piace leggere e andare a teatro. Adora viaggiare (non parlatele di vacanze però: il binomio spiaggia-mare potrebbe ucciderla!) e non dice mai di no a una birra tra amici.

 

 

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

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