In attesa di Skype Translator, alcuni consigli per facilitare il dialogo con stranieri

universal_translator

Il traduttore universale di Star Trek potrebbe presto trasformarsi in realtà, come già successo per altri dispositivi immaginati dal creatore della serie cult di fantascienza, andata in onda per la prima volta 45 anni fa. Recentemente avevo fatto lo stesso commento quando ho cominciato a sentir parlare di stampare in 3D il cibo e mi è venuto subito alla mente il replicatore di cibo o sintetizzatore alimentare a disposizione sull’Enterprise (ma di questo scriverò un’altra volta).

Tornando al traduttore vocale Skype Translator, questa app potrebbe avere un impatto molto interessante sulla vita in ufficio. Una volta perfezionato, nel blog di Microsoft potete vedere la demo realizzata in occasione dell’annuncio, potrebbe facilitare enormemente le relazioni ad esempio fra fornitori e clienti, fra servizi di customer care e utenti, fra aziende di diversi Paesi che collaborano allo stesso progetto, fra colleghi di diverse nazioni.

Guardarsi in viso, sorridersi, discutere animatamente dicendo nella propria lingua quello che si pensa con le parole che più ci sono familiari…ma un traduttore automatico potrà mai interpretare il senso delle nostre parole?

Ci vorrà certamente ancora del tempo anche se, secondo l’annuncio di Microsoft, la tecnologia sarà disponibile in versione “beta” per Windows 8.1 già entro la fine di quest’anno.

Riguardo al tema della comunicazione in un’altra lingua nell’ambiente di lavoro, e qui vorrei concentrarmi in particolare sull’inglese, ho letto un libro pubblicato lo scorso anno da Khaled Mohamed Al Maskari dal titolo A practical guide to business wiriting. Writing in English for Non-Native Speakers‘. Sebbene il libro sia focalizzato su testi scritti, alcuni consigli inseriti nel capitolo iniziale ‘Business Writing Style’ si prestano anche come promemoria su come sarebbe opportuno strutturare i nostri discorsi quando abbiamo a che fare con un interlocutore non italiano. Ho assistito a molte interazioni fra colleghi, partner e clienti stranieri nella mia esperienza lavorativa, e molto di queste mi sono tornate immediatamente alla mente quando ho letto queste indicazioni.

1) Cerchiamo di essere succinti e arrivare rapidamente al punto eliminando le parole inutili o le digressioni e gli arzigogolamenti troppe volte tipici del nostro modo di (non)spiegarci.

L’autore porta degli esempi per farci capire che cosa intende, eccone un paio:

To be sure of obtaining optimal results, it is essential that you give your employees the resources that are necessary for completion of the job
diventa
To get the best results, give your employees the resources they need to complete the job

One of the best thing you can do for yoursef to improve your writing is to learn how to cut words that are not necessary
diventa
To improve your writing, cut out the unnecessary words

2) Parliamo al positivo, non sottolineamo quello che non si può fare, avere o essere, ma cosa serve per ottenerlo per esempio.

Anche in questo caso due esempi

We will not start repairing your test equipment until we receive a deposit
diventa
We will begin repairing your test equipment once we receive a deposit

If you fail to provide the specifications by the May 1 deadline, the project will fail.
diventa
By providing the specification by May 1, you can be assured that the project will be on time.

3) Costruiamo le frasi collegando i concetti in modo che siano chiare per chi ascolta le relazioni fra causa ed effetto, oppure le differenze, le alternative a disposizione, lo scopo ultimo di una certa azione… Insomma impariamo a usare therefore, hence, however, yet, although, despite, either..or.. ecc ecc

Consigli banali? Spero di sì, ma se non impostiamo i nostri discorsi in modo strutturato, nemmeno il traduttore universale di Star Trek, ooops Skype, ci potrà aiutare a migliorare la nostra interazione con persone di lingua diversa.

About Elena

Elena
Appassionata di comunicazione da sempre, mi sono occupata di relazioni con la stampa per oltre 15 anni in diverse agenzie e poi in azienda. Dopo la nascita di mia figlia ho deciso di lavorare in modo diverso e oggi collaboro come consulente con diverse realtà, principalmente di piccole dimensioni, per aiutarle nella comunicazione soprattutto sui social network. Mi piace leggere, scrivere e cucinare. Mi appassionano la fotografia, Pinterest, lo scrapbooking e la stampa 3D.

2 comments

  1. Tiziana Morosini

    Lost in translation e il pensiero facile

    Beh certo il traduttore simultaneo potrebbe essere un bel passo in avanti nell’abbattimento delle barriere, poi mi vengono in mente certe traduzioni fatte da goolge translator e inorridisco pensando alle gaffes mostruose in agguato dietro ad ogni parola. Come quando il mio collega svizzero mi ha scritto con grande trasporto: “and for your event: attaccati al tram!”, presumo volesse dirmi “in bocca al lupo”. Chissà che traduttore aveva usato?
    In Russia mi avrebbe comunque dato conforto durante il mio incontro con Anastassia dell’agenzia di eventi moscovita e con la loro interprete. Io facevo una domanda banale come “dove collochiamo il furgoncino per il collegamento satellitare?”, l’interprete mi guardava seria e poi parlava per mezz’ora con Anastassia ed era tutto un botta e risposta e alla fine l’interprete si girava e mi diceva gelida: “outside”. Sono tornata a casa con l’orrenda sensazione che le sorti dell’evento fossero tutte in mano all’interprete.
    Riguardo al tema della comunicazione in un’altra lingua, utilissimi i consigli di Khaled Mohamed Al Maskari (capisco che con un nome così abbia bisogno di semplicità). Tocca un tasto dolente, un nervo scoperto della comunicazione interculturale. Ma l’autore dimentica un punto fondamentale secondo me, per scrivere facile o comunicare facile, devi prima pensare facile. E io non ne sono capace. Non so pensare in modo succinto e non so arrivare rapidamente al punto con la mente, quindi come posso farlo con le parole? Al supermercato ci metto ore a scegliere gli yogurt, secondo me questo è indicativo. E quando parlo con i miei colleghi Americani, ogni volta esco sconfitta pensando che loro sono riusciti a dire in una frase quello che io ho detto in dieci frasi. Insomma sono un po’ come l’interprete russa anche io. E anche quello che ho scritto adesso, loro lo avrebbero scritto in due righe.

    • Elena Vitali
      Elena Vitali

      Grazie per aver condiviso il tuo momento ‘Bill Murray’ in ‘Lost in translation’ e le tue riflessioni sulle difficoltà nella comunicazione interculturale. ‘Attaccati al tram’ anche da parte nostra!

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