Quando le scrivanie diventano oblique

Tanti anni passati da protagonista di complessi meccanismi aziendali mi hanno portato a sviluppare una discreta dote di osservatore di cose, fatti e situazioni molto curiose.

Proprio l’osservare è diventato spesso una valvola di sfogo alla fatica e allo stress. Non solo, ma l’ho trovato anche una forma di arricchimento interiore significativo, in grado di salvarmi da quello sterile appiattimento umano riscontrabile oggi in troppi manager.

Dalle mie osservazioni è nato un libro:”La scrivania obliqua”, pubblicato nel 2012.

Al libro è seguito poi, da pochi mesi, un Blog: http://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/ divenuto quindi estensione al libro stesso.

Tra i vari argomenti si parla anche di organizzazioni, osservandone attori e fenomeni interni o a corollario: tra questi anche quello che dà il titolo al libro stesso, ovvero La Scrivania Obliqua.

Ma cosa succede a queste scrivanie? Perché e in quale modo diventano oblique?

Ve lo racconto estraendo proprio qualche piccola parte del libro al capitolo dedicato alle Organizzazioni e, in particolare, ai segni di potere manifestati al loro interno.

“…Quando entro in un’azienda mi capita di osservare un primo indizio di potere nel layout degli uffici oppure nella disposizione dei piani aziendali. In strutture aziendali collocate in edifici multipiano è, infatti, consuetudine trovare le figure con maggiore responsabilità ai piani più alti, come se ascensori e scale contribuissero, non si sa bene in quale modo, alla gerarchia aziendale. Quale senso abbia tutto questo personalmente lo ignoro, così come ignoro chi possa essere stato l’ideatore di tale trovata. Forse qualcuno ha pensato all’Olimpo, all’empireo celeste, ma faccio fatica ad associare altezza del piano con un ruolo chiave nell’impresa.

L’immagine conseguente è da subito quella di un essere distante, isolato dagli altri. Il colloquiare con lui assume quasi significato di salita in cielo. Facile l’accostamento con la bibliografia fantozziana ed i suoi Mega Direttori Galattici. Perché invece non una alternativa basata su una scelta equidistante? Magari collocata nei piani intermedi, come a significare di essere il cuore pulsante del sistema aziendale. Qualche esempio in tal senso mi è capitato di trovarlo e ritengo abbia una sua valenza.

Resto sempre nell’ambito della disposizione degli uffici, stavolta però entrandovi proprio, per meglio percepire altre, inutili, espressioni di potere. Da valutare è la disposizione della scrivania ed è questa una situazione molto tipica in uffici “open space”. Capita di imbattersi in manager i quali evidenziano la loro posizione, o pensano di farlo, collocando la loro scrivania in obliquo.

Accidenti! Obliquità della scrivania come segno di potere: “cui prodest?” Ci si sente proprio così diversi solo perché la propria scrivania è un po’ girata rispetto a quelle, tutte ben allineate, dei propri collaboratori?

Capita, purtroppo, di imbattersi in qualcuno convinto sia un elemento distintivo. Potrei citare almeno due o tre casi di persone di mia conoscenza i quali hanno, manifestatamene, celebrato i cinque minuti successivi ad una loro promozione ruotando immediatamente la propria scrivania.

Per non parlare poi delle piante. Forse saprete come molti uffici abbiano spesso un po’ di verde all’interno. Alcuni manager, forse accreditando le loro doti anche di miglioramento alla funzione clorofilliana, pensano bene di contornare, come una specie di piccolo orto botanico, le loro scrivanie di un elevato numero di piante, di ogni sorta, forma e dimensione.

Arte manageriale e funzione clorofilliana; strano fenomeno da studiare più a fondo.

Citando ancora i casi di un paio di manager neo-promossi e già affetti da sindrome di immediata rotazione della scrivania, talvolta, terminato l’intervento sul mobile, davano subito inizio ad un’affannosa ricerca di un adeguato numero di piante, da mettere ad ornamento della loro nuova oasi. Una sorta di caccia smaniosa alla chenthya o alla dracena; situazioni dove si consumano selvaggi accaparramenti di ficus benjamino.

Ma noi osservatori, vogliamo prendercela una bella soddisfazione? Certamente! Per questo suggerisco un piccolo, divertente, scherzetto. L’ho personalmente sperimentato in un paio di casi ed il divertimento è assicurato. Lasciate compiere il rito della scrivania obliqua e della creazione di nuove oasi con palmizio. Fate in modo di complimentarvi, calorosamente, col collega neo-promosso. A quel punto, attendete con pazienza la sera; perché quella sera voi farete tardi! Dovete attendere che lui se ne vada e poi, semplicemente, con garbo, rimettete il tutto in ordine: la scrivania ben allineata e le piante dove stavano prima.

Il giorno dopo presentatevi in ufficio molto presto, certamente prima della vostra ignara vittima e…godetevi la sua espressione quando vedrà la situazione.

Talvolta la meschinità dei soggetti li porta ad una reazione istintiva. Si fiondano dal proprio capo, oppure all’Ufficio del Personale, per sincerarsi non ci sia stato un cambiamento, rispetto a quanto annunciato il giorno precedente.

 

 

negroni

Questo post è un gentile contributo di Enrico Negroni, Libero Pensatore  con una lunga carriera da Top Manager. Nel 2012 ha pubblicato il pamphlet “La scrivania obliqua” (da cui è tratto questo intervento) e nel 2013 il romanzo “Prossima curva l’Oceano”. Dal 2014 gestisce il Blog http://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/ compendio ed estensione al precedente pamphlet.

 

 

 

About Paolo

Paolo
Sono milanese d'adozione, infatti alcune caratteristiche mi differenziano dai Milanesi DOC: ad esempio odio la nebbia e amo il vento. Però si, Milano mi ha sempre affascinato fin da quanto mio papà da piccolo mi portava alla Fiera Campionaria. Quel giorno era una gran festa, ed in particolare ricordo ancora il sapore dei tramezzini dell'autogrill di Dorno, quello grande, il più grande. Amo la musica, il cinema, leggere e molte altre cose ancora, ad esempio suonare la batteria.

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