Prima agite o prima pensate?

Schermata 2015-05-09 alle 22.02.42Alzi la mano chi si sente occupato. Quasi tutti non è vero? Ma siamo sicuri di essere anche produttivi?

E’ molto facile cedere alla tentazione di essere occupati anche se magari siamo consci che questo è controproducente per la nostra produttività.

Dipende da come è cablato il nostro cervello. Ma ci può essere un rimedio.

Uno studio condotto da due professori di business americani (Francesca Gino e Bradley Staats) è arrivato alla conclusione che sono due i motivi per cui spesso “preferiamo” essere occupati – ma non necessariamente produttivi – e in entrambi i casi siamo noi che ce li imponiamo.

Innanzitutto abbiamo una avversione per l’ozio. C’è chi, per scelta, fa una deviazione di qualche chilometro per evitare di attendere ai semafori per pochi minuti, anche se questo  significa indubbiamente allungare il viaggio. E lo stesso vale per il lavoro, dove molte delle cose che scegliamo di fare sono semplicemente giustificazioni per mantenere noi stessi occupati.

L’altro problema è che abbiamo una spiccata predisposizione verso l’azione. Di fronte all’ incertezza o a un problema, preferiamo fare qualcosa, anche se a volte non fare nulla (e riflettere) sarebbe la cosa migliore.

Indicativo a questo proposito il caso dei portieri di calcio professionisti e i calci di rigore. A noi verrebbe istintivo muoverci a destra e sinistra, invece è risaputo che la miglior difesa consiste nel rimanere al centro. Le statistiche dicono che i portieri che si tuffano sulla destra parano la palla al 12,6%, quelli che lo fanno a sinistra arrivano al 14,2%. Ma i portieri che non si muovono e stanno al centro sono i migliori di tutti: hanno una probabilità del 33,3% di prendere la palla.

Tuttavia le statistiche dicono anche che i portieri rimangono al centro solo per il 6,3% del tempo. Perché? Perché si sentono meglio ad aver mancato la palla muovendosi nella direzione sbagliata piuttosto che subire l’ignominia di incassare il goal senza essersi mossi!

Questo nostro impulso verso l’azione ci può quindi spingere a buttarci in una soluzione prima di aver capito bene il problema. Con il forte rischio di portare avanti un’esecuzione non efficace.

In sostanza pare che le persone si sentano più produttive quando stanno facendo attività, piuttosto che quando le stanno pianificando.
Soprattutto quando siamo sotto la pressione del tempo, percepiamo la pianificazione come una perdita di tempo – anche se in realtà la pianificazione porta a prestazioni migliori che saltare nell’esecuzione a capofitto.

Allora che cosa ci può aiutare a cambiare questo comportamento?

Non dobbiamo smettere di ricordare a noi stessi che il tempo speso per riflettere non è buttato via, anzi contribuisce a renderci più produttivi.

La riflessione ha effetti benefici sulle prestazioni perché ci rende più consapevoli di dove siamo, ci dà informazioni sui nostri progressi, ci dà la fiducia necessaria per raggiungere i nostri  obiettivi e ci aiuta quindi a prendere le decisioni di cosa è meglio fare.

Imparare a stare al centro, come i portieri, dovrebbe farci fare un passo indietro, giusto per il tempo di pensare, e agire solo allora. Attraverso la riflessione, possiamo meglio comprendere le azioni che stiamo intraprendendo e assicurarci che siano quelle che ci fanno realmente essere produttivi.

Come disse una volta un mentore: “Non evitate di pensare per poter essere occupati.”

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

3 comments

  1. Questo articolo oltre ad essere scritto con un efficacia unica, arriva diretto al cuore del problema. Siamo troppo concentrati sul fare, per educazione o per cultura e ci condanniamo da soli quando consideriamo che pensare sia un’azione di serie B. Riflettiamo gente! Grazie Carla per lo spunto.

  2. Ciao Carla,

    tutto molto corretto: mi permetto però di integrare il tutto con una delle mie frasi chiave.
    “Meglio una decisione sbagliata subito che quella giusta quando troppo tardi”.
    Troppi abusano della riflessione, della ponderazione, delle analisi solo per posticipare una decisione ed essere sicuri che sia quella giusta.
    Ma molto spesso tutto quel tempo non c’è e allora non resta che buttarsi.
    😉
    Ciao,
    Enrico

    • Carla

      ciao Enrico, una “decisione” ha già un valore in più, rispetto alla semplice “azione”. Personalmente io sono d’accordo con te, dato che parecchia gente ha proprio difficoltà a decidere, e questo paralizza tutto e tutti.
      In questo caso però siamo ad un livello più basso, cioè quello puramente operativo. Ci è più congeniale e ci sentiamo più a posto se “facciamo” piuttosto che “pensiamo”. E se facciamo vedere che facciamo piuttosto che far vedere che pensiamo.
      Del resto conosciamo molto bene il problema di cosa scrivere nell’agenda condivisa. Se abbiamo una call è facile ma se dobbiamo pensare?

Leave a Reply

Your email address will not be published.