Lineare, lucida, ironica: è la scrittura di Amélie Nothomb

A mamelie nothomb stupore e tremorie questo libro è piaciuto molto dal primo paragrafo, in cui chiarisce come funzionano le aziende giapponesi, fino all’epilogo.

Amélie ammira la bellezza della sua aguzzina, sempre: rende onore alla sua grazia e non si abbassa mai a deprecarla, tantomeno ad offenderla, neanche quando ne avrebbe ben donde. Non si risparmia la necessità di andare a confortarla dopo l’aggressione/violenza carnale del vice capo su Fubuchi: l’errore più grave che potrebbe commettere un occidentale nei confronti di un orientale.

Parallelamente, apprezzo l’ironia con cui accetta sé stessa, l’escalation dei suoi errori da occidentale e il suo “anaritmeticismo”.

In diverse parti del libro emergono le profonde differenze culturali tra oriente e occidente, altro tema prevalente. Cosa ne deriva? Il solito stupido errore, comune a molti esseri umani di qualsiasi parte del globo, di considerare diverso e inferiore qualcuno che non appartiene alla propria cultura.

Il romanzo, secondo me, raggiunge l’apice nella descrizione della rigidità cerebrale delle donne nipponiche.

Un’aamelienothombltra caratteristica dei giapponesi raccontati nel libro è quella di essere un popolo senza senso dell’umorismo: ho trovato esilarante la parte in cui rassegna le dimissioni, nessuno si rende conto di quanto stia prendendo in giro ciascuno di loro, eccetto il capo supremo che elegantemente glissa.

E a voi cosa è piaciuto e cosa no della storia di Amélie Nothomb? Cosa vi ha colpito in modo particolare? Scriveteci qui sul blog o sulla pagina Facebook di from9to9

 

Rileggi la presentazione del nostro #bookclub9to9 e le sue regole nel nostro post

 

FedericaCiao, sono Federica e sono un medico e vivo tra Genova e il ponente ligure; mi piace molto leggere e prediligo soprattutto i romanzi. Adoro viaggiare… vicino, lontano, il più a lungo possibile. Sono appassionata di natura e animali. Ho molti interessi e il cinema è uno di questi ma in particolare  adoro  il Tango Argentino, che ballo da molti anni: una psicoterapia, oltre che una passione.

About Elena

Elena
Appassionata di comunicazione da sempre, mi sono occupata di relazioni con la stampa per oltre 15 anni in diverse agenzie e poi in azienda. Dopo la nascita di mia figlia ho deciso di lavorare in modo diverso e oggi collaboro come consulente con diverse realtà, principalmente di piccole dimensioni, per aiutarle nella comunicazione soprattutto sui social network. Mi piace leggere, scrivere e cucinare. Mi appassionano la fotografia, Pinterest, lo scrapbooking e la stampa 3D.

4 comments

  1. Paolo

    Bah sarà magari perchè sono un gretto maschietto ma nel libretto della Nothomb non ci ho visto niente di lineare, di “lucido” (??) e soprattutto di ironico. Non mi ha fatto ridere ne sorridere ne riflettere particolarmente. Mi è sembrato un puro esercizio di (tentato) stile e una serie di arzìgogolate e nemmeno troppo profonde riflessioni sulle tematiche conflitto cultura uomo/donna occidente/oriente. Non mi è piaciuto Fede mi spiace! Però ci tengo a partecipare al Club delle Lavandaie percui vi prego non vaporizzatemi!!

  2. Ciao a tutti. Ho letto il libro e devo dire che non l’ho trovato un bel libro. Mi ha sempre affascinato conoscere il modo di vivere e di pensare dei Giapponesi e speravo che leggendo il libro mi venissero spiegati alcuni di questi aspetti. Purtroppo, però, non riesco a dare troppa credibilità a quello che l’Autrice scrive. Ho come l’impressione che abbia un po’ “calcato la mano”, enfatizzato alcune caratteristiche dei giapponesi. Probabilmente, il solo modo per cercare di capire questo Popolo, così distante da noi, non solo geograficamente ma, probabilmente, anche come stile di vita e di pensare, sarebbe fare un bel viaggio in Giappone. Chissà.
    Anche io, come Federica, ho trovato interessante (e, se tutto vero, davvero inquietante e triste) la parte in cui l’Autrice descrive la condizione sociale delle donne giapponesi.

    A presto e al prossimo libro.

    Clemente

  3. Elena

    Grazie Paolo e Clemente per i vostri commenti! Riguardo, in particolare, al punto sollevato da Clemente sulla condizione della donna in Giappone, la situazione descritta qui è in linea con la realtà di questo Paese: leggevo che nella lingua giapponese il modo stesso in cui ci si riferisce a una donna è infarcito di espressioni denigratorie, legate all’aspetto fisico e allo stato civile. E per fugare il mio dubbio che dall’anno della stesura di questo libro a oggi le cose siano molto cambiate, ho trovato che ancora nel 2010, il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, posizionava il Giappone al 94mo posto per disparità fra i generi, sopratutto nel mondo del lavoro, subito dopo il Belize e prima delle Mauritius, l’Italia era al 74mo posto. Capisco meglio la frustrazione di Fubuki, non capisco come sia possibile in un Paese così all’avanguardia un atteggiamento così miope. Al prossimo libro!

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