Le api per non morire migrano in città

Schermata 2014-11-24 alle 10.18.57Al recente TEDXLakeComo ho potuto assistere a questa interessante testimonianza di Antonio Barletta sul mondo delle api.

L’importanza delle api non risiede nel miele, potremmo anche farne a meno, ma nella loro attività di impollinazione. Per le piante angiosperme (in genere quelle coi fiori colorati) le api sono responsabili per l’80% della loro riproduzione. Anche l’uomo si nutre di queste piante e le utilizza quotidianamente in mille modi diversi. Per un buon 50% di ciò che mangiamo dobbiamo dire grazie alle api. Quindi le api garantiscono la biodiversità e ci aiutano a sopravvivere.

 Pare che Einstein abbia detto ‘senza le api all’uomo restano 4 anni di vita’. Senza le api non ci possono essere fiori e frutti. Non ci sono gli erbivori, i carnivori e di conseguenza non c’è l’uomo.
Il problema è che le api stanno morendo. Da quasi 10 anni le api muoiono per cause non perfettamente conosciute.
Una comunità scientifica sta indagando sulle cause di questa moria, perché salvare le api significa salvare l’uomo. Probabilmente la moria deriva da: pesticidi, cambiamenti climatici, inquinamento acque. Ma non solo, non si sa. Stanno indagando nei luoghi dove le api vivono, ovvero la campagna, che invece oggi sta diventando una grande nemica. Non esiste più il luogo bucolico, oggi c’è l’industria alimentare. L’agricoltura si industrializza, non offre più il cibo alle api,  gli apicultori devono nutrire le api artificialmente. E’ anche la stessa apicoltura intensiva che le sta distruggendo perché le api vengono stressate per produrre il più possibile.Schermata 2014-11-24 alle 11.07.48
Come stanno reagendo le api? Le api migrano perché sono animali selvatici, non di allevamento. E sapete dove vanno? Paradossalmente le api migrano verso la città. Dobbiamo capire per quale motivo. Prima di tutto perché la città ha biodiversità, ci sono piante ornamentali e clima mite. Ed ecco che sempre di più nascono progetti di apicoltura urbana, ci sono progetti a NY, a Londra (10.000 alveari!), a Melbourne e in altre metropoli del mondo.
Anche in Italia adesso esiste qualcosa.
A Torino hanno cominciato a raccogliere gli sciami. Arrivano, si posano ovunque, vengono raccolti e viene data una giusta sistemazione. Stanno prendendo accordi con i vari Enti per poter dare una collocazione adeguata. Sono stati così sistemati tre alveari sul tetto di una casa del quartiere Mirafiori. E’ stato anche creato un aviario urbano su un balcone di una casa signorile in pieno centro. Inizialmente i vicini si sono lamentati ma poi hanno verificato che le api non causano nessun problema, perché escono dal nido e vanno in linea retta sul fiore.
Nasce così’ il progetto Urbees. Sono stati realizzati altri alveari e la città di TO ha reagito positivamente. Ogni cittadino può allevare le api non solo per dare un rifugio alternativo alla api, ma anche per auto-prodursi del miele e per impollinare le piante della città.
Schermata 2014-11-24 alle 11.10.11Ma c’è un ulteriore impiego di queste animali in città: api come bio indicatori. Un alveare ha in media 50.000 api, di queste 10.000 sono le raccoglitrici e ognuna di queste si sposta di circa 1.5 /2 km dall’alveare occupando un’area di 7 km quadri. Ognuna di queste api visita circa 1.000 fiori al giorno quindi l’alveare può essere visto come una centralina ambientale che può immagazzinare 10 milioni di microprelievi quotidiani. Con queste informazioni si stanno sviluppando due filoni di ricerca. Il primo riguarda la biodiversità, cioè grazie al miele si possono scoprire quali sono le piante della città, creare un atlante botanico e di conseguenza decidere quali sono le piante più funzionali per questi imenotteri, perché le piante non devono avere solo una funzione ornamentale. Il secondo filone di ricerca riguarda l’inquinamento, cioè esaminando i componenti dell’alveare si possono scoprire quali e quanti sono gli elementi inquinanti dell’ambiente (metalli pesanti, radionuclidi, pesticidi, idrocarburi) quindi le api possono integrare gli studi che già sono in corso sulla qualità ambientale.
In questo modo chiunque può contribuire al benessere sociale.
Un altro aspetto molto positivo è che i mieli urbani così prodotti non sono inquinati, perché le api sono in grado di filtrare il prodotto miele dando una grande qualità.
Quindi dal 2012 stanno producendo e distribuendo miele che tramite un QR code (collegato poi a Internet) permette anche di scoprire la qualità dell’ambiente.
Quindi il progetto Urbees raccoglie gli sciami della città, li mette nelle arnie, dà la giusta sistemazione, analizza tutte queste risorse e infine crea i barattoli di miele che conterranno nutrimento ma anche informazione. Il miele diventa quindi la sintesi di un luogo e i cittadini possono “assaggiare la loro città”. Quindi per costruire città sostenibili si può partire dalle api.

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

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