Il Management secondo Shakespeare

Nei lavori del drammaturgo inglese è possibile individuare i differenti ruoli che un leader può assumere e le diverse capacità indispensabili ai vari capi. Shakespeare scrisse le sue opere in un’epoca di mutamenti storici rilevanti, che riguardarono ogni aspetto della società. Tra questi vi furono cambiamenti nei modelli di leadership che avevano dominato la società europea sino alla fine del XVI secolo. Fino a quel momento la stragrande maggioranza delle persone riteneva che i grandi leader fossero tali per nascita. Si pensava che i migliori nell’esercitare la leadership fossero coloro che incarnavano con forza l’autorità.

Ma Shakespeare si espresse con fermezza contro questa visione delle cose. Alcuni dei suoi leader falliscono proprio perchè basavano la loro autorità sul diritto di nascita.

Nelle sue opere, Shakespeare  non si rivolge al nostro astratto interesse nei confronti dell’autorità , ma ci aiuta piuttosto a comprendere che i suoi leader non erano diversi da noi: erano degli individui, e come tali lottavano per conquistare e mantenere il potere.

Alcuni suoi leader sono destinati a fallire perchè convinti che potere e autorità siano legati indissolubilmente alla persona. Questi leader, come accade a molti che al giorno d’oggi occupano ruoli manageriali, credono che il fatto di possedere un titolo garantisca loro sufficente autorità per governare:

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– per Riccardo II, è sufficiente essere un Re. Possedere il titolo gli da la convinzione  che automaticamente tutti gli obbediranno;

– per Re Lear, l’enorme autorità che ha sviluppato nella sua funzione di Re rimarrà integra anche dopo aver stupidamente dato via la terra dalla quale ricava il potere;

– Antonio era convinto che il suo potere non derivasse da Roma ma che risiedesse in lui in quanto persona e potesse essere quindi usato a suo piacimento.

 

In tutti e tre i casi, si tratta di persone convinte che la leadership possa essere individualizzata e separata dall’organizzazione. Tutti  e tre sono destinati non solo alla morte, ma anche all’umiliazione

Shakespeare individua però anche tre tipi di leader differenti: Riccardo III, Macbeth e Coriolano. Questi sono tutti convinti che l’autorità non discenda da diritto divino, ma dalla capacità di manipolare e conquistare il potere. Tutti e tre usano il terrore per mantenere questa autorità.

 

mac1_2256742_301252 – Riccardo III nutre sin dall’inizio l’ambizione di diventare Re. Si apre la strada verso il trono con l’omicidio: così facendo crea un mondo in cui nessuno ha fiducia in lui e viene progressivamente abbandonato dai suoi stessi alleati;

– Macbeth all’inizio dell’opera appare come un grande guerriero assetato di sangue. La sua ambizione lo spinge all’omicidio del Re al quale era stato in precedenza fedele. La sua vita degenera passando da un omicidio all’altro fino ad arrivare alla rovina;

– Coriolano all’inizio è un magnifico leader guerriero. Governa con l’uso   di punizioni esemplari, ma in questo modo si allontana dalle sue truppe fino a restare solo. Tagliato fuori dai suoi stessi affetti diventa estremamente vulnerabile.

L’unico leader eroico e di successo creato è il principe Hal, che in seguito diventerà Enrico V. Questi raggiunge il successo perchè non è un eroe ad una sola dimensione. Si rende conto che per diventare un buon Re deve imparare il modo per esserlo. E per riuscirci non ha bisogno di guardare gli altri Re, ma si rivolge ai suoi futuri sudditi.

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Jack Welch della General Electric (GE), probabilmente il leader d’azienda più ammirato del mondo, ha imparato questa lezione con le cattive. Incominciò la ristrutturazione della GE nei primi anni Ottanta con il metodo di “Al sega elettrica“, chiudendo stabilimenti e licenziando migliaia di persone. Divenne famoso come “Neutron Jack“, un’etichetta certamente non gratificante. Cominciò allora ad ascoltare i suoi “sudditi” e a imparare dalle persone che conoscevano per davvero i vari affari della GE dalla base. Adesso la GE è conosciuta per il suo modo di raccogliere le buone intuizioni provenienti dalla forza lavoro e Welch è considerato un’icona del management dinamico.

Falstaff_horns_resized(1)Per ultimo, Shakespeare non dimentica di considerare quanto importanti sono le sottotrame. Egli mostra, in piena concordanza con le teorie del management moderno, come sia estremamente importante comprendere allo stesso modo la vita della post room e quella della board room. Nel Re Lear, il Buffone è anche uno dei più intimi compagni del Re, e il suo compito è quello di dire la verità al sovrano. In entrambe le opere dedicate a Enrico IV Parte Prima e Seconda, il ruolo di Falstaff domina le trame e le sottotrame. Considerando entrambi i personaggi, ci rendiamo conto come personalità forti e capaci di fornire messaggi in contrasto con quelli della linea aziendale siano molto importanti per lo sviluppo di una buona leadership.

Alcune società lo hanno imparato affidando a qualche manager rispettato e autonomo l’incarico di essere anarchico e di dire tutto quello che non si può dire al chief executive officer. Uno di questi aveva addirittura il titolo di “Buffone Aziendale” stampato sul suo biglietto da visita.

Per maggiori approfondimenti: Paul Corrigan, “Shakespeare e il Management – Lezioni di leadership per i manager d’oggi” – ETAS Libri.

About Paolo

Paolo
Sono milanese d'adozione, infatti alcune caratteristiche mi differenziano dai Milanesi DOC: ad esempio odio la nebbia e amo il vento. Però si, Milano mi ha sempre affascinato fin da quanto mio papà da piccolo mi portava alla Fiera Campionaria. Quel giorno era una gran festa, ed in particolare ricordo ancora il sapore dei tramezzini dell'autogrill di Dorno, quello grande, il più grande. Amo la musica, il cinema, leggere e molte altre cose ancora, ad esempio suonare la batteria.

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