Il Lato Oscuro della Silicon Valley

Antonella Rubicco ed Emilio Billi, due giovani italiani di talento da anni nella Silicon Valley, raccontano la loro esperienza personale e lo fanno senza troppi peli sulla lingua. Un racconto interessante, un punto di vista analitico e preciso generato dall’esperienza sul campo. Bravi Antonella ed Emilio, e grazie.

 

f9t9:Antonella ed Emilio, che cos’è secondo voi la “Silicon Valley”?

Antonella&Emilio: La Silicon Valley non e’ come la raccontano o come la si immagina. L’immagine che lo scorso anno ha dato Matteo Renzi dopo il suo tour e’ uno spot pubblicitario allineato alla propaganda di marketing locale, e nulla ha a che fare con la Silicon Valley, quella vera. Siamo qui da tre anni, siamo arrivati qua con la convinzione che avendo svuiluppato e realizzato, con tanto di sistema funzionante, una tecnologia che risolve davvero il problema del big data (hot topic di questi anni), sarebbe stato facilissimo trovare finanizatori, come tutti ci avevano sponsorizzato.

DSC_0131-2In definitiva in Silicon Valley mangiano innovazione e tecnologia da sempre, sono alla costante ricerca dell’idea su cui investire. Mai convinzione e’ stata piu’ sbagliata.

Superata la fase di innamoramento inizi a vedere e a capire davvero come stanno le cose, diventando quello che il nostro Console Mauro Battocchi definisce un viaggio nel deserto. Dopo tre anni in Silicon Valley capisci perche’ un protocollo vecchio di 42 anni viene ancora utilizzato, la ethernet; perche’ sono anni che non c’e’ una vera idea innovativa che davvero fa da game changing e perche’ all’orizzonte non ci sono “nuove” Google o nuove Intel, comprendendo quanto grande sia la paura dei cambiamenti e quanto invece conti solo la speculazione finanziaria.

f9t9: Raccontateci la vostra esperienza

Antonella&Emilio: Abbiamo costituito la A3Cube, Inc a maggio 2012. Abbiamo avuto un buon successo e siamo presenti in diverse classifiche; il nostro nome e’ noto in Baia, siamo diventati il riferimento per le soluzioni a bassa latenza e scrivono su di noi, ma ad oggi non abbiamo Venture Capitalist nell’azienda anche se li abbiamo cercati. Siamo una start-up anomala come ha scritto Tiernan Ray di Barron’s, la nostra azienda e’ una vera start-up, noi non siamo ex EMC, NetApp, Oracle che attraversano la strada per fare una start-up pilotata, con accordi pre costitutiti secondo un clichè voluto dai VCs che nulla ha a che vedere con il contenuto e la potenzialita’ della stessa startup e che verrà ri acquisita da una big company. Siamo arrivati qua con la ferma intenzione di far crescere un’azienda sana con una tecnologia che davvero e’ un “game changing” e, superata la delusione iniziale, stiamo lavorando in quella direzione.Picture 002

f9t9: Com’è stata la fase di ricerca dei finanziatori?

Antonella & Emilio: Da quello che immaginavamo noi, avevamo tutti i requisiti per attirare investitori, avevamo gia’ sviluppato tutto e il mercato era ed è alla ricerca di questo tipo di soluzione, quindi nessun rischio per chi investe, saremmo stati un investimento semplice e sicuro. Preparato l’”Investor Kit” iniziamo ad avere incontri con i Venture Capital con conseguenti due diligence tecniche e abbiamo iniziato a capire quali sono i meccanismi che regolano gli investimenti nella Silicon Valley.

Intanto avere un appuntamento non e’ semplice, devi avere chi ti presenta. Se pensate che basti mandare la deck o l’investor pitch per avere udienza vi sbagliate, nella migliore delle ipotesi ricevete un’asettica risposta dall’assistente di turno che vi ringrazia scusandosi del fatto che al momento non ci sono opportunità e augurandovi buona fortuna.

f9t9: in base alla vostra esperienza, fateci un ritratto del “Venture Capital”

Antonella & Emilio: Se vi aspettate che il Venture Capital sia un persona che capisce di tecnologia e di mercato e che sia in grado di apprezzare e capire la vostra visione, sarete enormemente delusi. I VCs hanno perso la capacità di valutazione tecnica, spesso si affidano a terze parti, aziende in cui hanno investito, per avere un parere. A volte puo’ capitare che la due diligence la faccia un vostro competitor o qualcuno che non ha alcuna preparazione nel settore specifico; è possibile che la valutazione su una piattaforma enterprise venga fatta da chi ha un’ azienda software che sviluppa per consumer per cui se questo è onesto e capisce la portata di quello che viene presentato avete la possibilità di procedere con la discussione, altrimenti sconsiglia di andare avanti e il dialogo si blocca.

sand-hill-roadSe pensate che il VC sia cosi’ visionario da, come si dice, “investire nelle persone e non nella tecnologia” intendendo in questo concetto un qualcosa di positivo, anche qui vi sbagliate. L’investire nelle persone per un VC non è capire le potenzialità di chi ha di fronte permettendogli di esprimersi, ma lo fa soprattutto al fine di investire in persone spendibili che sono stati dipendenti di altre big companies, e questo è per loro tututela e giustificazione per l’eventuale investimento.

Da quello che abbiamo visto, non sapendo valutare le persone, i VCs si basano su due cose: se il founder e’ un ex dipendente di una big company (CISCO, Oracle, Intel.. in questo periodo va molto ex Yahoo ed ex Facebook) e/o se c’e’ una ‘rockstar’ nel BoD of Advisor. Praticamente un veterano noto che dica che la vostra idea e’ valida.Questo, pero’ non e’ strattamente necessario se siete indiani per loro valgono meccanismi differenti derivanti dall’appartenenza ad un gruppo ben determinato.

Noi siamo andati a vedere come sono composte le start-up finanziate nel nostro stesso settore, tra il management team ed il Board of Directors gli indiani non mancano; se i founders sono indiani le cifre ricevute fanno paura (una per tutte, Nutanix oltre $300M, founder Indiano ex Oracle, tra l’altro senza esperienza da CEO, l’azienda probabilmente verra’ acquisita da CISCO nei prossimi mesi e finira’ nel nulla come quasi tutte le acquisizioni).

Punto fondamentale da tener presente e’ quello che i VC non sono vostri amici, non vedono la bellezza della tecnologia e non gli interessa nulla dei vostri sogni e aspirazioni. Se entrate nel giro dei VC dovete essere pronti a perdere qualsiasi diritto sull’azienda e vedere il vostro progetto cambiato per l’interesse di terzi. La SiliconValley1percentuale che resta ai fondatori e’ spesso nulla, il processo di diluizione, che non vi spiegano, non tutela chi ha fondato l’azienda. I founders possono essere licenziati, non essendo piu’ necessaria la loro presenza o diventano semplici impiegati. Inoltre non è detto che il vostro prodotto andra’ sul mercato, la cosa che potrebbe succedere e’ che la vostra Proprietà Intellettuale (il brevetto) venga dato ad un’altra azienda in cui il VC ha messo piu’ soldi e che magari sta andando male.

Per il disturbo verrete ricompensati, ma comunque meno di quello che speravate.

Questo pero’ potrebbe essere proprio quello che voi cercate, soprattutto se sviluppate App. Molte App companies vengono costituite con l’intento di essere acquisite da un grosso nome ed i founders diventare dipendenti con una posizione di rilievo nella big company (Google, Facebook o Apple, normalmente). Per fare questo c’e’ la procedura di impacchettamento che piu’ o meno e’ simile a quella prima descritta.

Al capitolo VC ci sarebbe da aggiungere quello dei consulenti per start-up, la Silicon Valley con le migliaia di aziende all’anno che nascono e’ terreno fertile per centinaia di consulenti, o sedicenti tali, che si propongono per aiutare le nuove aziende millantando falsi contatti con VCs e big companies in cambio di dollari veri.(Normalmente tutti hanno un amico, parente conoscente cha lavora in CISCO, Google, Facebook e potrebbe….ma non lo incontrerete mai).

Purtroppo molti di questi consulenti sono abitanti del sottobosco industriale della Silicon Valley le loro conoscenze si limitano ad uno scambio di biglietti da visita fatto frettolosamente durante i vari e frequesnti meetup e non hanno la credibilita’ e le conoscenze per aiutare realmente la startup a raggiungere qualsiasi obbiettivo. Quando se ne accorge si sono gia’ spesi almeno $20K e perso mesi dietro queste persone, ma questo e’ un altro capitolo.

f9t9: quali sono i veri punti di forza della Silicon Valley?

 Antonella&Emilio: Occorre dire subito che la Silicon Valley degli anni ’70, ‘80, ‘90, quella sponsorizzata che riporta a personaggi come Gordon Bell, Jeff Kalb, Larry Ellison, Steve Jobes, Sergey Brin, Larry Page oggi non esiste piu’ se non come immagine di una cartolina sbiadita usata solo a scopo di propaganda.

Al di la di tutto questo però occorre dire che se uno e’ intenzionato a fare un’azienda seria la Silicon Valley ha qualcosa di concreto da offrire, ha l’ecosistema giusto costituito dalla rete industriale e di partners che vi possono sostenere ed aiutare a realizzare concretamente il vostro sogno. La cosa di cui bisogna essere images-4consapevoli e coscienti è che si sta per affrontare una traversata nel deserto e occorre essere attrezzati per affrontarla con volontà, determinazione e spirito di sacrificio. Non esiste la formula magica per il successo e non ci sono scuole o corsi che possano insegnarvi come fare o alleggerire la fatica, ogni storia è storia a sè, l’elemento comune è la determinazione e la convinzione di quello che si sta costruendo.

Tutto quello che abbiamo raccontano è parte dell’esperienza che stiamo facendo in Silicon Valley, ci sarebbe molto da dire e da raccontare per ogni punto. Noi abbiamo fatto una scelta un pò anomala e radicale, abbiamo chiuso l’azienda in Italia e siamo arrivati qua con il nostro sogno da realizzare, giocandoci davvero tutto, siamo convinti di quello che stiamo facendo e siamo consapevoli che la traversata e’ appena iniziata, ma ne è comunque valsa la pena.

 

 

 

Billi_RubiccoAntonella Rubicco ed Emilio Billi lasciano l’Italia anni fa per avventurarsi nella Silicon Valley. A distanza di 3 anni, ci donano una speciale testimonianza che ci fa capire come gira il mondo nell’incantato teatro della Valley, che rimane comunque un luogo dove vivere per cambiarsi la vita. Per chi vuole saperne di più su di loro, sulla rete si trova tantissimo e sul loro website trovate i loro profili professionali.

 

About Paolo

Paolo
Sono milanese d'adozione, infatti alcune caratteristiche mi differenziano dai Milanesi DOC: ad esempio odio la nebbia e amo il vento. Però si, Milano mi ha sempre affascinato fin da quanto mio papà da piccolo mi portava alla Fiera Campionaria. Quel giorno era una gran festa, ed in particolare ricordo ancora il sapore dei tramezzini dell'autogrill di Dorno, quello grande, il più grande. Amo la musica, il cinema, leggere e molte altre cose ancora, ad esempio suonare la batteria.

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