Il Conflitto Patologico – Parte Seconda

Continuiamo l’analisi del conflitto patologico visto nel precedente post di questa sezione con gli altri cinque indizi, che completano insieme ai due indizi visti precedentemente ( il doppio livello e l’incongruenza) il set degli strumenti necessari per analizzare il conflitto patologico nelle organizzazioni.

Terzo indizio : la ripetizione

La prima volta in cui si manifesta un conflitto, fra due persone un intero gruppo, per quanto possa essere vistosa e anche preoccupante la sua manifestazione, non è un indizio di un conflitto patologico.Se però il conflitto si ripresenta e ogni volta è vissuto in modo più negativo, siamo in presenza del fenomeno della ripetizione.

Quarto indizio: il triangolo

E’ una forma di comunicazione in diretta che il convoglio messaggio non direttamente fra persone coinvolte in una transazione ma attraverso uno o più intermediari (gli angoli del triangolo) che producono una reazione più negativa in chi riceve il messaggio. Anche questo quindi è un sintomo:la negatività non è quella di chi osserva ma è quella di chi vive la ripetizione

Quinto Indizio: I Complici

In un conflitto patologico non abbiamo buoni e cattivi, colpevoli e innocenti, carnefici o vittime ma solo complici che danno un contributo determinante allo sviluppo del processo conflittuale. È come se vi fosse una sorta di “piano condiviso” (in parte inconscio), che deve essere condotto da ciascuno. I complici hanno un ruolo instabile, per esempio la vittima può improvvisamente diventare persecutore o salvatore di altri, cambiando completamente la scena del conflitto, modificando i ruoli di quasi tutti i giocatori. I complici, una volta divenuti tali, non potranno uscire dal conflitto, se non in modo temporaneo, continuando a vario titolo a contribuirvi.

Ad esempio, il mobbing è propriamente tale se i ruoli delle vittime e i ruoli dei persecutori sono inpersonificati dalle stesse persone, in caso contrario potrebbe essere qualcosa di molto più complesso, per l’appunto un conflitto patologico, non affrontabile con le strategie con cui si gestisce il fenomeno del mobbing.

Sesto Indizio: l’Audience

Intendiamo per audience la presenza di persone che non sono necessarie al processo sociale in corso. Per esempio, sono partecipanti ad un meeting la cui presenza non è richiesta dalla ragione di quell’incontro, che dovrebbe coinvolgere un numero minore di persone. Se le persone che dovrebbero effettivamente partecipare quell’incontro non fossero presenti, questo potrebbe essere un indizio di incongruenza.

l’audience fornisce energia a un conflitto patologico, che sarà scaricata in modo repentino ed in parte violento alla conclusione del conflitto. L’audience fornisce energia esterna ad un conflitto patologico che con la propria limitata energia interna lo sarebbe molto meno.

L’unica strategia possibile per l’audience è quella di sottrarsi fisicamente, in tempi brevissimi, dalla funzione di rinforzo del conflitto, prima di divenire in modo irreversibile complice. A questo punto non gli verrebbe più permessa nessuna uscita di scena.

Settimo indizio: La fine del conflitto

Un conflitto patologico non ha una durata infinita, può risolversi nell’arco dei minuti ma può anche durare anni.

Alla sua conclusione il conflitto è associato ad un danno di natura organizzativa, sicuramente economica, più o meno elevato. In alcuni casi il danno può essere la perdita di un cliente, più modestamente di una promozione, in casi estremi la bancarotta, se i giocatori sono abbastanza potenti ed importanti. Il danno però è un danno collaterale, di per sé non qualifica quest’ultimo indizio.

Quello che lo qualifica e che fra gli N complici nessuno vince, nessuno è soddisfatto dell’esito, alla conclusione tutti i complici perdono. Un conflitto patologico prevede solo perdenti, se almeno uno dei contendenti vince si chiama “manovra”. Le manovre sono risolvibili attraverso la mediazione, la regolamentazione, il potere. I conflitti sono di difficile soluzione, a volte intervenire può addirittura peggiorarli.

 

About Paolo

Paolo
Sono milanese d'adozione, infatti alcune caratteristiche mi differenziano dai Milanesi DOC: ad esempio odio la nebbia e amo il vento. Però si, Milano mi ha sempre affascinato fin da quanto mio papà da piccolo mi portava alla Fiera Campionaria. Quel giorno era una gran festa, ed in particolare ricordo ancora il sapore dei tramezzini dell'autogrill di Dorno, quello grande, il più grande. Amo la musica, il cinema, leggere e molte altre cose ancora, ad esempio suonare la batteria.

2 comments

  1. In generale quando ci si trova in una situazione di conflitto patologico all’interno di un gruppo, se i “contendenti” non risolvono fra loro la situazione ritengo sia meglio intervenire sennò il rischio è che si procuri un danno a volte anche irreversibile.
    A volte è vero però, come giustamente dici Paolo, che sia meglio non intervenire perchè il rischio in questo caso sarebbe quello di peggiorare la situazione. Penso però che a tendere sia meglio intervenga un terzo che aiuti i due conflittuanti ad interrogarsi sulla reale situazione oggettiva.

  2. Cool article, It was helpful.

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