Colloquio di selezione – Parte terza – La Comunicazione

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A cura di Tullia Martiradonna – Professional Coach & HR Senior Consultant

(continua da Colloquio di selezione – Parte seconda)

Si parla spesso di comunicazione o linguaggio verbale, paraverbale, non verbale e/o linguaggio del corpo. Questi elementi sono sempre valutati, in gradi differenti. Diamo una rapida occhiata (*).
Sempre tenendo presente che ciò che più conta sono i contenuti, cosa indicano questi termini? Verbale: ciò che si dice.  Paraverbale: timbro, tono, pause, volume. Non verbale: la postura, ad esempio, ma anche lo spazio che si occupa.

  • Verbale: chiarezza e concisione sono le parole magiche. Se vi fanno una domanda, rispondete direttamente senza divagare. (C’è differenza tra “approfondire” e “divagare”….). Noi intervistatori amiamo anche che la descrizione delle attività lavorative sia supportata da dati: numero di persone gestite, fatturato raggiunto ed incremento percentuale, obiettivi realizzati, eccetera.
  • Paraverbale: nessuno ci chiede di diventare attori consumati, come la gestione di questi elementi richiederebbe. Potremmo però ad esempio provare a registrarci, giusto per capire che tipo di voce abbiamo. E da lì partire. Ricordandoci che una voce “monotona” non attira l’attenzione, che un cambio di “volume” serve a sottolineare l’intensità di ciò che si dice. Ed anche le pause vi possono aiutare a comunicare meglio. Primo, prendete fiato. Secondo, verificate che il vostro ascoltatore sia “ancora con voi”. Terzo, date la possibilità all’head hunter di fare domande. Più domande fa, meglio è per voi. Per il “timbro”, c’è poco (o moltissimo) da fare. Parola di cantante…
  • Non verbale: il primo fra tutti gli elementi è lo sguardo, possibilmente “diretto”. Un “gancio” fortissimo. Se si è un po’ timidi, un trucco è guardare il punto mediano delle sopracciglia del proprio interlocutore. Se gli interlocutori sono due (succede), ricordatevi di passare lo sguardo da uno all’altro (in modo ragionevole, naturalmente…). Entrambi devono sentirsi coinvolti.
    Per quanto riguarda la postura, basterà ricordarsi le regole che ci davano i nostri genitori…. (Signori Candidati maschi, NON sdraiatevi sulle sedie…)

Consiglio: vale fare domande! Alla fine del colloquio, l’head hunter solitamente dà spazio alle domande del Candidato. E’ uno spazio prezioso, da sfruttare. Preparatevi prima le domande. Anche su come è andato il colloquio, su quante possibilità potete avere, ed anche sui tempi di risposta. Siate però pronti ad accettare le osservazioni sia sulle parti positive, che su quelle da migliorare, o sulle vostre caratteristiche che non corrispondono alle richieste del cliente.

Ma la domanda vera è: Come faccio ad arrivare ad avere un colloquio con un head hunter o con il Responsabile della Selezione di un’azienda? Ci vorrebbe un bravo Coach…. ma di questo parleremo un’altra volta!

(*) NOTA: anche qui il discorso sarebbe molto lungo e fiumi di parole sono già stati scritti. A questi “fiumi” si rimandano i Candidati che abbiano voglia di approfondire.

foto tulliaTullia Martiradonna, Professional Coach & HR Senior Consultant. Tullia ha sfruttato la propria esperienza di Manager in Aziende multinazionali (più di 15 anni) e di Head Hunter per creare questi suggerimenti. Jazz Vocalist, ha creato una tecnica di ascolto e di analisi di brani musicali che utilizza nei percorsi di Coaching da lei condotti.

 

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

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