I ragazzi di adesso sono più imprenditori dei loro genitori? Anche in Italia?

Schermata 2015-07-01 alle 19.04.15Una manager americana (californiana) sostiene che i nostri figli sono più imprenditori di quanto eravamo noi un tempo. Anche da noi in Italia succede qualcosa del genere, anche se, come sempre, in modo meno consapevole e organizzato.

La californiana racconta che sua figlia teenager volendo andare due settimane in Korea aveva bisogno di 3000$. Allora la ragazza ha deciso di dare vita ad un piccolo business (vendita di pane e biscotti fatti in casa) diventando, quindi, una piccola imprenditrice. Questo è diverso da quello che la mamma e il papà della ragazza facevano quando erano teenager e avevano bisogno di soldi: la mamma lavorava saltuariamente come cassiera in un chiosco di panini e il papà raccoglieva fragole in una fattoria.

E tra gli amici della  teenager californiana sembra che fare il piccolo imprenditore stia diventando la regola e non l’eccezione.

Le attuali difficoltà del mondo del lavoro per i giovani, infatti, stanno spingendo molti di loro a pensare in modo diverso al loro futuro. Ma, al di là della spinta dovuta alla difficoltà di trovare lavoro, mi sembra che assistiamo ad un fenomeno per cui molti ragazzi semplicemente non sembrano più interessati al lavoro “tradizionale”.  Un cambiamento importante a livello sociale. 

Infatti la californiana prosegue dicendo che solo il 12% dei loro figli fa un lavoro “tradizionale da adolescente” e che invece ben il 70% ha un impiego che si può meglio descrivere come lavoro autonomo (es: vendere su eBay, dare lezioni di pianoforte, street food ecc.).

In sostanza pare che gli adolescenti americani di oggi si stiano preparando a fare gli innovatori.

A questo punto l’americana prosegue dicendo che certamente un forte impulso a questa tendenza lo stanno dando i media con trasmissioni tipo Shark Tank, un reality show statunitense trasmesso dal 2009 basato sul format televisivo giapponese Dragons’ Den, in cui sono protagonisti aspiranti imprenditori che raccontano la loro idea e il loro business plan a potenziali investitori detti appunto “squali”.

Un altro esempio incredibile, sempre in America, è il caso di Adora Svitak, il cui TED talk del 2010 dal titolo “Cosa gli adulti possono imparare dai bambini” ha oltre 3 milioni di visualizzazioni.

Gli stessi genitori degli adolescenti imprenditori si stanno dimostrando molto favorevoli a supportare le attività dei loro figli.

E non dimentichiamo che adesso questi ragazzi sono anche aiutati dalla tecnologia, per cui la loro rete si può estendere teoricamente ovunque nel mondo. Schermata 2015-07-01 alle 19.07.19

Un altro elemento da non sottovalutare, sempre in America, è come sia competitivo il mercato di ammissione all’università: al fine di entrare nei migliori college, i ragazzi devono differenziarsi e la necessità di essere diversi li costringe a innovare e diversificarsi come le generazioni precedenti non avevano mai fatto.

Questa confluenza di circostanze – un’economia difficile, il mercato dell’università sempre più competitivo, l’ampliamento delle reti e le nuove tecnologie, i media – comportano la creazione di una cultura di innovatori che hanno la necessità e gli strumenti per diventare qualcosa di molto diverso rispetto ai loro genitori.

Tutto questo avviene in America, e in Italia?

Come sempre le cose da noi sono un po’ diverse, avvengono con ritardo e in modo meno “organizzato”. Ma indubbiamente anche da noi cominciamo ad assistere ad un cambiamento come quello americano, anche perché ovviamente il modello americano l’abbiamo costantemente di fronte a noi e a questo cerchiamo di ispirarci. Ma il nostro environment è molto più difficile. Lo sappiamo.

Partiamo col dire che la crisi c’è, eccome, e questo costituisce un grande impulso a doversi inventare lavori nuovi. Ma quali sono le nostre possibilità? Mi pare che da sempre il mercato del lavoro per i teenager che vogliono guadagnarsi qualcosa sia molto meno divertente e creativo che nei paesi anglosassoni.
Raccolta di fragole? Ma dove? E’ di qualche giorno fa la notizia di ragazzi italiani che raccolgono fragole come degli schiavi in Australia. E sappiamo come è difficile mettere su un’attività di street food?
Noi non abbiamo Shark Tank e non sappiamo cosa sono i TED talk (presentazioni meravigliose di nuove idee e nuovi lavori, estremamente ispiranti). E i media? Il massimo che ci arriva dall’America/UK per i ragazzi sono gli infiniti programmi sui cantanti (non possono essere dei modelli!), oppure come è difficile la vita se rimani incinta a 16 anni (certo) o peggio i vari cloni osceni di Jersey Shore!

E i genitori? Credo che molti abbiano ancora il modello del figlio che si piazza se riesce a trovare posto in Banca. Anche i genitori andrebbero educati!

L’altro grande driver del cambiamento è il fascino di andare all’estero, ad esempio in Australia come grande chimera per chi non ha ancora in mente una vera professione di riferimento.

Resta poi l’impulso innovativo più significativo e più serio degli ultimi anni,  rappresentato dalle startup; se non altro questo è supportato dalle università e da una serie di altre istituzioni e imprese private, ma sappiamo che anche qui la vita non è certo facile.

Quindi in Italia il cambiamento esiste solo perché reso necessario dall’economia difficile, ma non è ancora supportato da una rete educativa seria, che faccia veramente crescere i giovani (e le loro famiglie), con iniziative ed esempi concreti verso una nuova e consapevole mentalità innovativa.

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

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