Branson cancella l’orario di lavoro, contano i risultati non il tempo in ufficio

Schermata 2014-09-24 alle 19.45.18E’ una notizia choc che non potevamo non riportare su from9to9 come pietra miliare nella storia di chi lavora in ufficio!

I particolari li conoscete già perché hanno fatto il giro di tutti i giornali: Richard Branson, fondatore e numero uno dell’impero Virgin (palestre, emittenti radio, compagnie aeree, etichette discografiche e molto altro), ha abolito l’orario di lavoro per i suoi dipendenti. Perché “contano i risultati, non le ore che passi in ufficio”. Così sarà possibile assentarsi per “un’ora al giorno, una settimana o un mese, senza che nessuno faccia domande”. L’importante è che alla fine i progetti affidati a ognuno siano portati a termine con successo. Branson ha confermato di avere introdotto questa nuova politica negli uffici Virgin di Stati Uniti e Regno Unito. E, se tutto andrà secondo i suoi piani, “incoraggerò anche le aziende controllate a fermare il conteggio dei giorni di vacanza“.

La logica di Branson è tutta basata sul senso di responsabilità di chi lavora. Io non so come Branson riuscirà o sia riuscito ad implementare questa dirompente filosofia nei diversi ambiti lavorativi e rispetto ai diversi ruoli. Perché in effetti mi chiedo, ad esempio, come si può applicare questa regola se sei un consulente che lavora presso un cliente?

E’ indubbio che siano parecchie le professionalità che rendono difficile questa nuova filosofia. Ma in molte altre invece questo si può fare. Il fatto di sentirsi tutti più responsabilizzati sul lavoro e focalizzati sui risultati è una forte spinta a lavorare in modo efficace e soddisfacente. In un simile contesto lavorativo c’è però una condizione sine qua non: il rapporto col capo. Ancora una volta il rapporto che il capo riesce a stabilire con il suo team è determinante per il clima dell’ufficio, la motivazione delle persone, il raggiungimento degli obiettivi, le performance.Schermata 2014-09-24 alle 19.46.59

Già ora, senza regole disruptive come quelle del signor Branson,  un buon capo dovrebbe cercare di instaurare un rapporto di fiducia e di collaborazione e fondamentale è la definizione chiara dei ruoli e degli obiettivi, basilari punti di riferimento per chi lavora. Il tipico micromanager  (vedi post al riguardo) è certamente un tipo di manger che non potrà mai gestire un contesto lavorativo di questo tipo, semplicemente perché porta le persone a odiare il proprio lavoro.

Del resto uno come Branson non potrebbe certo sopportare i micromanager nelle sue aziende!

In effetti la filosofia di Branson nobilita il lavoro, lo fa diventare una componente positiva della nostra vita, che possiamo gestire come vogliamo, con il vantaggio di avere di ritorno la soddisfazione di aver raggiunto i nostri obiettivi e nel tempo stesso di aver potuto salvaguardare la nostra sfera personale in modo adeguato. Signor Branson, aspettiamo i dettagli su come fare tutto questo e speriamo che anche in Italia qualcuno si ispiri a questi principi!

Naturalmente la Pubblica Amministrazione è fuori discussione,  non parteciperà mai a questi cambiamenti, indietro anni luce come è già!

About Carla

Carla
Mooolto milanese, quindi fanatica del lavoro. Ma anche di cinema, animali, viaggi lontano, e recentemente anche di escursioni (facili). Ho sempre lavorato nell’ICT, prima con competenza tecnologica e poi nel marketing e comunicazione. Ho fatto la manager per tanti anni. E adesso basta, voglio divertirmi e questo BLOG è una delle mie nuove passioni che mi danno soddisfazione e piacere. Ah dimenticavo: vivo con mio figlio e tre gatti.

7 comments

  1. Questa è una bellissima notizia. Ogni azienda dovrebbe fare così, questa cosa dovrebbe motivare le persone perchè vuol dire sensibilizzarle, avere fiducia in loro, avere fiducia nelle loro capacità di organizzarsi e di portare a termine i propri compiti. Dovrebbe essere applicato a tutto, anche alla Pubblica Amministrazione. A me ricorda un pò il mio passaggio dalle Scuole superiori all’Università, ovvero dai professori che mi controllavano durante il periodo scolastico al fatto che all’Università invece ero io che dovevo organizzare tutto il mio tempo e quindi fare incastrare tutto (lezioni, studio, sport …. ) in modo efficace e vincente. Io ero cotentissimo appunto perchè mi sentivo responsabilizzzato e quindi incentivato e poi quando raggiungevo i risultati ero al settimo cielo perchè erano il risultato appunto di un qualche cosa che mi ero e organizzato tutto da me.
    Ciao a tutti

    • Carla

      Sì lo credo anch’io. Bello il paragone della scuola/università.
      Credo però che le persone che lavorano in organizzazioni piuttosto evolute conoscano già molto bene questo modo di lavorare. Il problema sono le aziende asfittiche, la PA e in genere una cultura manageriale piuttosto scarsa in Italia.
      grazie!

      • Nel 1994 (sic!) andai a fare un technology benchmark in una fabbrica a Taiwan prima dell’installazione di tecnologie gemelle in Italia delle quali ero responsabile.
        Durante l’entrato dello shift (turno) pomeridiano notai che le gli operatori di produzione entravano ed uscivano senza timbrare alcun cartellino. Chiesi al mio buddy-engineer cinese come ciò fosse possibile. “E’ una responsabilità dello shift manager sapere chi è al lavoro, chi no, e sapere il perchè” mi rispose stupito…

        • Carla

          Infatti! e, se non ho capito male, era un reparto produttivo, ambiente che io non conosco. Interessante feed back il tuo. Io sono sempre stata nell’IT (Computer) prima sistemista, poi marketing (quindi negli uffici) e anche lì c’è sempre stato un clima di grande libertà e responsabilità. Abbiamo sempre lavorato più delle 8 ore classiche! Erano ovviamente delle multinazionali americane. Ma da prima del 1990 era stato introdotto il metodo basato sugli Obiettivi individuali che discutevamo con il nostro capo. In sostanza sapevamo chi eravamo e dove dovevamo andare. Nelle aziende italiane ancora adesso non è frequente. Grazie Tonio e seguici su from9to9!

      • Grazie a te Carla e Buon Weekend 🙂

  2. Credo che sia un’idea fantastica, ma poco applicabile in Italia. Chi non ricorda i servizi delle Iene sui dipendenti dei ministeri di Roma che timbravano e uscivano a fare la spesa?
    Per quanto riguarda me personalmente potrei già ora lavorare da casa almeno 2 giorni a settimana, il mio manager viaggia spessissimo e avendo due sedi, spesso comunichiamo via mail e telefono. Almeno una volta alla settimana ci vediamo di persona e programmiamo i seguenti giorni.
    Nonostante questo e nonostante io, in ufficio abbia dei tempi morti (che a casa potrei utilizzare diversamente), l’idea del telelavoro è malvista.
    Arrivare poi a quanto ha proposto Branson mi sembra inapplicabile a causa del comportamento dei manager italiani che non sono capaci di creare un rapporto di fiducia con i dipendenti perchè già loro stessi non l’hanno con i loro capi e spesso sono meteore che stanno 2/3 anni in azienda e poi se ne vanno, così come i dipendenti non “amano” l’azienda e il manager e se e quando possibile, hanno la tendenza a farsi i fatti loro.

  3. Carla

    Direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! Forse io sono un po’ più ottimista nel senso che (escludendo la PA che è un caso disgraziato e temo irreversibile a parte) io conosco molto bene le multinazionali dove ho sempre lavorato e lì il telelavoro si applica. Sto parlando del mondo dei computer che è piuttosto all’avanguardia, anche come processi aziendali. Quindi secondo me ci si può arrivare. Mi sono arrivate inoltre parecchie segnalazioni anche su FB sullo stesso argomento e mi dicono che in Germania, Svizzera, UK ecc. già si applica la filosofia di Branson. In sostanza, come entrambe crediamo, è il capo che fa la differenza e i metodi di gestione delle persone. Da sempre il mondo anglosassone è un grande esempio di scuola di management! ciao

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