Adesso Basta

avela

“Ricordo benissimo il giorno, il luogo, persino l’ora. Avevo trentadue anni e mezzo, ero in macchina sul Grande Raccordo Anulare, a Roma, erano le 7.35. Ed ero fermo. L’aria condizionata ce la faceva a malapena, il sole quel 4 luglio picchiava giù duro. Intorno a me solo automobili in coda, io al volante, camicia e cravatta, telefonini tutti in funzione. 

Mi sono guardato intorno e ho pensato: Così non va”.

Così inizia un libro con il quale voglio aprire la serie di post sull’imprenditorialità: si tratta di “Adesso Basta – Filosofia e Strategia di chi ce l’ha fatta”, di Simone Perotti (edito da ChiareLettere).

Lessi questo libro parecchi anni fa orsono, quando ancora ero un dipendente di una multinazionale, e ricordo che fu per me una specie di illuminazione. Mi fece capire che c’era di più oltre alla quotidianità delle riunioni, del tragitto sulla Milano-Venezia e di tutto il resto. C’era ma non lo vedevo, e con il testo di Perotti iniziai a vedere le cose in un modo diverso. Poi lo dimenticai nella libreria e solo per caso l’ho riscoperto qualche tempo fa. Nel frattempo la mia vita era completamente cambiata sia dal punto di vista lavorativo che da quello personale, e mi resi conto che spesso in quei cambiamenti c’era qualcosa che avevo già visto, ed erano cose scritte in quel libro appunto.

Il testo non è un manuale di “sopravvivenza urbana” nemmeno un “How-To” mollare tutto e aprire un baretto su una spiaggia in un paese esotico. No, non parla di fuga ma di scientifica costruzione di un proprio futuro diverso a partire da quello che si ha per arrivare ad una migliore realizzazione del proprio io.

Volere un cambiamento significa saperlo pianificare il più possibile nei minimi dettagli, saper vedere i pro e i contro, essere consapevoli di che cosa si è disposti a rinunciare. Significa anche vedere le cose in modo diverso: dal fare la spesa più consapevolmente, ad avere coscienza di quelle che sono le proprie abitudini, di quanto ci costano e quanto possa essere semplice cambiarle.

L’autore ha mollato la dirigenza in una multinazionale per diventare skipper e fare altre cose. Secondo me questa è solo una dei possibili sbocchi al quale può arrivare un processo di cambiamento. Ciò che conta è la consapevolezza di quello che si sta facendo e perchè lo si sta facendo; solo li c’è la chiave per la felicità, il dio denaro, la carriera per il gusto del potere non c’entrano nulla.

 

 

About Paolo

Paolo
Sono milanese d'adozione, infatti alcune caratteristiche mi differenziano dai Milanesi DOC: ad esempio odio la nebbia e amo il vento. Però si, Milano mi ha sempre affascinato fin da quanto mio papà da piccolo mi portava alla Fiera Campionaria. Quel giorno era una gran festa, ed in particolare ricordo ancora il sapore dei tramezzini dell'autogrill di Dorno, quello grande, il più grande. Amo la musica, il cinema, leggere e molte altre cose ancora, ad esempio suonare la batteria.

6 comments

  1. “Volere un cambiamento significa saperlo pianificare il più possibile nei minimi dettagli”. A volte no. Sono per la filosofia opposta, il cambiamento capita spesso quando meno te lo aspetti, sta a te coglierlo o meno. Farlo diventare un’opportunità o meno. Non sono per la pianificazione, non riesco a programmare nemmeno le vacanze. Mi piace fare quello che mi va quando mi va. Perché devo pianificare sei mesi prima quando andare in vacanza? Sei mesi dopo posso aver voglia o aver bisogno di tutt’altro, si pianifica solo per tenere a bada l’ansia e perché siamo in troppi a fare le stesse cose nello stesso momento. Lo stesso vale per la pianificazione della vita futura, ma chi può sapere cosa ti accadrà da qui a là? Ma sai quante cose succedono? A me da un anno all’altro sono capitati eventi di tutti tipi che ti portano sì al cambiamento. L’importante è il processo, la strada, attrezzarsi lungo il percorso, vivere bene, fare buone letture, giorno dopo giorno, circondarsi di persone valide, così si può cogliere il cambiamento che la vita ti propone comunque. “Ho sempre pensato che gli obiettivi in sé non siano poi così importanti: ciò che conta davvero è chi diventiamo nel processo del loro raggiungimento.” (cit. Andrea Giuliodori di Efficacemente). Volevo scrivere un commento, mi è venuto fuori un post per il mio blog…

  2. Paolo Ponte

    Concordo con lei nel merito di quanto afferma. E’ chiaro che per quanto uno possa tentare di pianificare il proprio futuro quello che succederà dipenderà poi da molti fattori imprevedibili e insondabili. Inoltre spesso il piacere è il viaggio, non arrivare alla meta. Quello che volevo intendere con la frase che lei cita è la Volontà di voler fare qualcosa, e cercare di ottenerlo tenacemente, con le proprie mani, senza aspettare una Volontà Divina e/o un colpo di fortuna. Quindi credere nelle cose, essere dei sognatori però realisti, concreti. Saper cogliere le opportunità che si presentano davanti alla nostra vita è uno degli elementi necessari per vivere bene. L’importante è si il processo, la strade, i buoni amici e le buone letture, ma anche l’approccio. E’ il concetto di “Abandon Hope”, ma non nel senso Dantesco bensì in quello più “manageriale” di cercare di affidarsi il meno possibile alla speranza, al fato e il più possibile alle proprie capacità intellettuali.

  3. Complimenti Paolo per l’articolo, parole semplici e vere che vanno diritte al dunque: la ricerca del proprio piacere e della propria felicità. Solo chi è consapevole di ciò che è e che vuole, può cambiare e sottrarsi a schemi che ingessano e fanno morire dentro. Un cambiamento cosciente, ovvio, altrimenti il rischio è passare da un estremo all’altro.

    • Paolo

      Grazie Mariarita,
      sono perfettamente d’accordo sul concetto di “cambiamento cosciente”, anche se spesso per i cambiamenti, quelli veri, occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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